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L’AMACA di Michele Serra
Con il senno di poi, sembra impossibile che trent’anni fa un formidabile promotore di cultura come Renato Nicolini sia stato accusato di evanescenza, di culto dell’effimero. Se avessimo potuto immaginare, allora, quello che sarebbe accaduto alla cultura italiana (popolare e non), lo sfascio progressivo delle sue istituzioni lasciate senza soldi, l’orrore televisivo che trionfava, il diffuso spregio per i mestieri intellettuali di ogni ordine e grado, il lavoro di Nicolini ci sarebbe parso sostanzioso e generoso. I festival di poesia, le estati romane, il cinema d’arte a Caracalla, i materiali “difficili” confezionati come eventi popolari: c’erano già, in quello sforzo di contaminazione tra cultura e folla, tutti i germi vitali che oggi riconosciamo nei festival che riempiono le piazze, e ci sembrano preziosi anticorpi contro la deriva anticulturale. Forse il problema fu che Nicolini, per essere un intellettuale, aveva un vistoso difetto: era allegro. Un uomo allegro e amichevole. Sospettabile, per questo, di gettare discredito su una categoria che spesso confonde la mestizia con la pensosità.-
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